ORTOGRAFIA

L'ortografia è il complesso delle regole seguite nel rappresentare, nello scritto, i suoni e i vocaboli di una lingua. In quest’opera tali regole hanno un’importanza relativa, dal momento che, per ogni parola scritta in dialetto, esiste la possibilità di ascoltarne la pronuncia cliccando sull’altoparlantino giallo o sul link blu del vocabolario parlante.

Nel rappresentare i suoni del dialetto ho seguito finchè possibile l'ortografia italiana e con l'aggiunta di qualche convenzione per alcuni suoni che non sono presenti in italiano e precisamente:

·         c dolce finale di parola: cc come in cocc (coccio, cocci)

·         c dolce seguito da consonante: cc- come in cocc-la (cocciola, guscio d’uovo)

·         g dolce finale di parola: gg come in ragg (raggio, raggi)

·         g dolce seguito da consonante: gg- come in gg-nochj (ginocchio)

·         c duro finale di parola: c come in porc, bienc (porco, bianco)

·         g duro finale di parola: g come in dag, vag (do di dare, vado)

·         c di "chio", "chia" senza la "o" o la "a" finale di parola : chj come in ochj (occhio)

·         g di "ghio", "ghia" senza la "o" o la "a" finale di parola : ghj come in teghj (teglie)

·        suono del francesejour” e dell’inglese “measure” e “pleasure”: sgi, sge, sgia, sgio, sgiu come cc-resgia (ciliegia).

·        suono del francesejour” come sopra, finale di parola: sg come cc-resg, radisg (ciliege, radice).

 

come praticato generalmente nei testi pubblicati dall’Associazione “Istituto Friedrich Schurr” per la valorizzazione del patrimonio dialettale romagnolo.

Nell’ortografia italiana si usa l’accento solo nelle parole tronche (con l’accento sull’ultima sillaba) ho scelto di usare l’accento anche in altri casi. Con l’accento le parole si riconoscono e si leggono molto meglio.

A lavoro quasi finito mi sono accorto di aver violato le mie regole molto spesso. Nessuno è perfetto.

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